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Divulgazione e democrazia culturale

divulgazione

                                                  10-11 dicembre 2018
                                     Sala Napoleonica, via Sant'Antonio 12

Fatta l’Italia, si sa, c’erano da fare gli italiani. A impegnarsi nell’impresa sono soprattutto un nutrito gruppo di scienziati attivi nella “città più città d’Italia” – così Milano per Giovanni Verga – e a Torino, i due incubatori della modernità urbana. A differenza dei letterati, questi intellettuali allora celeberrimi non solo in patria (Giuseppe Colombo, Antonio Stoppani, Paolo Mantegazza, Luigi Vittorio Bertarelli) sono attivissimi come versatili scrittori popolari, e ogni genere è buono: il romanzo, il manuale, la guida turistica, l’almanacco, il galateo, senza dimenticare la cronaca, sia nera sia giudiziaria, seguitissima. Giornalisti e abili conferenzieri che si esibiscono a teatro, sono impegnati a diffondere un sapere per tutti fondando musei, insegnando all’università e assumendo cariche istituzionali pubbliche e private, con encomiabile spirito di servizio. Vogliono “insegnare a fare”, e promuovono così una cultura laica, incidendo nella società più dei letterati “puri”. Autori di best-seller, sono i protagonisti della grande stagione della divulgazione che si conclude con il fascismo, quando obiettivo del regime non sarà più la diffusione del sapere ma l’organizzazione del consenso.

Il convegno Divulgazione e democrazia culturale parte da qui, autorevolmente inaugurato dall’intervento di Donald Sassoon, per poi ragionare sulla diffusione del sapere non solo scientifico dal Novecento a oggi, con il moltiplicarsi dei canali (oltre all’editoria libraria e periodica ecco fotografia, cinema, televisione, web), delle tecniche di comunicazione e dei destinatari. Dopo gli interventi di studiosi di diversa estrazione disciplinare – letteratura, storia del libro, storia della scienza e della tecnica, matematica, bioscienza, scienze farmacologiche ma anche museologia – chiuderà i lavori una tavola rotonda per cercare di fare il punto sull’oggi, nella consapevolezza della vastità dell’argomento e delle sue implicazioni. Perché rispetto a paesi come Inghilterra e Francia in Italia la produzione divulgativa è sempre stata screditata? Come si possono rendere accattivanti contenuti impegnativi e, d’altronde, quali conseguenze può avere una “cattiva” divulgazione? Divulgazione e didattica si sovrappongono? Esiste una specificità delle discipline umanistiche da questo punto di vista? Quali sono i confini fra scienza, parascienze e pseudoscienze? Domande, insieme a molte altre, di indiscutibile attualità e rilevanza culturale, che oggi è più che mai urgente porsi.

 

05 dicembre 2018
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